“Mamma, bentornata a casa!” Mia figlia Sofia, di sei anni, è corsa giù per le scale e si è gettata tra le mie braccia. In quel momento, la stanchezza della giornata è svanita. Il suo sorriso angelico ha guarito tutto.
“Com’è andata la giornata, bello?” gli chiesi, accarezzandogli i capelli biondi.
“Ho disegnato un campo di fiori a scuola! Te lo faccio vedere più tardi.”
Sentivo il rumore della cena che veniva preparata, ma mio marito, Michael, non si trovava da nessuna parte. Alle 19:00, era ancora assente. Tornava a casa sempre più tardi, la sua presenza si faceva sempre più distante. Quando parlavamo, le sue risposte erano brusche, con gli occhi fissi sullo smartphone. Mi dicevo che era solo lo stress del lavoro. Era stato un marito e un padre devoto per otto anni. Ma un profondo, inspiegabile disagio si era insinuato dentro di me.


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