Non erano filastrocche o pezzi classici; suonavano antichi, profondamente radicati, come una registrazione suonata a memoria, non uno spartito musicale. All’inizio, Noah rimase immobile come sempre. La sua sedia era accanto alla stessa finestra e il suo volto non tradiva l’emozione che Edward desiderava tanto vedere. Le migliori offerte di cuffie.
Ma Rosa non si aspettava miracoli. Puliva a un ritmo delicato, non coreografato, ma intenzionale. I suoi movimenti erano fluidi, come se stesse fluendo, non facendo, ma semplicemente esistendo.
Ogni tanto, interrompeva le pulizie e modificava leggermente il suo canticchiare, lasciando che la melodia si attenuasse o vibrasse. Edward non sapeva spiegarlo, ma influenzava l’atmosfera tra loro, anche dall’altra parte del corridoio. Poi, un pomeriggio, accadde qualcosa di insignificante che chiunque avrebbe potuto facilmente ignorare.
Rosa passò accanto a Noah e la sua melodia si spense in una breve nota minore. Lui la guardò andare via, solo per un secondo, ma Edward la vide. Rosa non reagì.
Non parlò né lo diede a vedere. Continuava a canticchiare, senza fermarsi, come se non se ne fosse accorto. Il giorno dopo, accadde di nuovo.
Questa volta, mentre passava, il suo sguardo si posò su di lei e si soffermò per un secondo in più. Qualche giorno dopo, sbatté le palpebre due volte quando lei si voltò. Niente battiti di ciglia rapidi.
Deciso. Era quasi come una conversazione costruita senza parole, come se lui fosse…


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